Altri x-files..

      Libertà di espressione

      "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure."
      (art.21, Costituzione Italiana)

      Uno dei fondamentali pilastri della democrazia è minacciato dai moralisti o, peggio, dalle grandi lobby del potere. La satira non è più gradita, anzi è mal tollerata (cfr. l'intervento di Gasparri a "Quelli che il calcio", o le minacce di lancio di uova marce a Benigni casomai avesse osato ironizzare sul governo) ed è uscita una nuova legge sull'editoria secondo la quale chiunque faccia informazione su internet senza essere un giornalista commette reato di stampa clandestina. In parole povere, se non sono d'accordo con te possono farti chiudere il sito e magari pure sbatterti in galera. (Mentre se tu fossi giornalista, gli basterebbe minacciarti di espellerti dall'ordine dei giornalisti. Cioè: o taci, o finisci per strada disoccupato.) Per giunta va dilagando un garantismo buonista che è palesemente e indecorosamente fasullo e marcio fino al midollo, volto a mettere un bavaglio all'unico mezzo di comunicazione veramente libero - cioè Internet.

      Se anche tu credi nella libertà di scelta, dì NO alla censura!

      SOMMARIO:

      • NO alla censura di internet!
      • Hai un sito? Lo stanno per chiudere.
      • Appello per la libertà di espressione
      • Disegno di legge sui domini ".it": delirio normativo o lucida premeditazione?
      • Internet censurato
      • I 20 paesi nemici di Internet
      • La grande sfida all'hacking
      • L'open-source
      • Equiparare l'hacking al terrorismo?!
      • Internet, l'europa rallenta
      • Jacopo Fo invece è ottimista

      Vedi anche: Diritti umani negàti

      NO ALLA CENSURA DI INTERNET!
      di JB

      Purtroppo sta accadendo ad Internet quello che è già capitato alla televisione: da quando è esploso come fenomeno di massa, c'è chi non vede l'ora di imbrigliarlo secondo i suoi interessi (vedi Bill Gates & co.) o secondo il suo opinabilissimo "senso della moralità" (per la stessa ragione, le streghe venivano messe al rogo).

      Internet è nato libero, e libero deve restare! L'informazione è già ampiamente monopolizzata e controllata dai mass-media tradizionali (giornali, radio, televisione, cinema, musica..): Internet è l'unico territorio rimasto dove l'informazione è veramente libera. Ma la questione è: fino a quando?

      Ad esempio, con la scusa di tutelare i minori si consente a moralisti sessuofobi di impedire la pornografia su Internet (vedi quello che è successo in Australia) - il che va contro le più elementari regole del vivere civile nonchè del libero arbitrio: se uno trova la pornografia indecente, se ne astenga; ma con quale diritto si permette, di impedire ad un altro di fare ciò che meglio crede per sè?

      "Posso non essere affatto d'accordo con la tua idea, ma mi batterò affinchè tu possa esprimerla", diceva giustamente Voltaire..

      Chi mette al mondo un figlio ne è responsabile: LUI, mica tu! Se teme che suo figlio possa rimanere traumatizzato da alcuni contenuti di Internet, si adoperi LUI affinchè ciò non avvenga:

      • può spiegare a suo figlio che i siti per adulti non vanno bene per lui;

      • se non si fida di suo figlio, può attivare le impostazioni di sicurezza di cui ogni browser è provvisto;

      • se teme che il figlio potrebbe aggirare queste restrizioni, può ricorrere a chiavi hardware (già in commercio) che disabilitano il modem;

      • se poi è particolarmente paranoico, per quel che mi riguarda può anche gettare via il suo computer nuovo di pacca e chiudere suo figlio nel cesso (cfr. la canzone di Max Pezzali) vita-natural-durante.

      Oppure può cominciare a considerare che suo figlio non è un pupazzetto di pelouche. E che non si diventa certo grandi impedendosi di conoscere le verità presupposte scomode.

      Impedire che contenuti ritenuti a priori "diseducativi" circolino su Internet, equivale a impedire alle automobili di circolare liberamente per strada "perchè sennò il mio piccolino potrebbe essere investito". Come ai bambini si insegna ad attraversare la strada (e fino a quando non sono in grado di farlo da soli li si conduce per mano), altrettanto accada su Internet.

      HAI UN SITO? LO STANNO PER CHIUDERE.
      da PuntoInformatico.IT

      Entra in vigore la nuova legge 62/2001 (7 marzo 2001) sull'Editoria attraverso la rete Internet, la quale prevede che chi pubblica delle informazioni su un sito senza registrarsi incorre nel reato di stampa clandestina, che in Italia è punito con una sanzione variabile tra il mezzo milione di multa e i due anni di carcere (oggi depenalizzato).

      Ogni sito Internet viene ora considerato "prodotto editoriale" e, come tale, rientrante nelle disposizioni storicamente censorie della legge sulla stampa.

      A scanso di equivoci, la registrazione di cui parla la legge consiste nell'assunzione/individuazione di un direttore responsabile che abbia i requisiti per essere iscritto all'Ordine dei Giornalisti o agli elenchi speciali per le testate specializzate e che "controfirmi" la registrazione del sito presso il tribunale della città ove risiede "l'editore".

      Con questa legge si vuole penalizzare praticamente tutto il materiale attualmente pubblicato su tutti i siti esistenti in Italia. Il 95% dei siti e' ora considerato stampa clandestina e saranno costretti a chiudere !!!

      Questa legge esiste solo in Cina e ai alcuni paesi non democratici, adesso anche in Italia.

      Quello che sta accadendo è "grave" perché porterebbe ad una massiccia chiusura di piccoli siti informativi in quanto non potranno permettersi delle ulteriori spese per mantenere gli elevati costi di un responsabile editoriale come viene richiesto dalla legge 62/2001.

      La petizione contro la nuova legge sull'editoria. Bisogna combattere questa battaglia in tutti i modi perché il governo sta cercando di mettere un bavaglio al mezzo di informazione più diffuso al mondo. Su queste basi [è stata] lanciata da tantissimi webmaster e utenti Internet una iniziativa di raccolta firme attorno ad una petizione che chiede l'abrogazione della nuova legge sull'editoria e in particolare dei commi 1 e 3 dell'articolo 1, quelli che estendono gli obblighi di registrazione ai siti "che fanno informazione".

      APPELLO PER LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE
      di PeaceLink (C.P. 2009, 74100 Taranto - tel. 0349-2258341 fax 178-2279059)

      .. Vista la scandalosa nuova legge sull'editoria .. non possiamo fare a meno di mobilitarci, ognuno coi mezzi che ha a disposizione, per salvaguardare la libertà di espressione in Italia [e affinchè] sia garantito anche in rete il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, stabilito dall'articolo 21 della nostra costituzione.

      21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti. ..

      .. L'informazione popolare, gratuita, amatoriale e basata sul volontariato rischia di morire a tutto vantaggio dell'informazione commerciale e centralizzata dei grandi gruppi mediatici, editoriali e televisivi.

      Denunciamo il modello dittatoriale che domina il flusso planetario delle notizie. La maggior parte delle informazioni che circolano su giornali, telegiornali, radio e riviste proviene da un oligopolio di agenzie di stampa internazionali, che ogni giorno svolgono un'opera di selezione, controllo e filtraggio delle informazioni.

      .. Quattro agenzie di stampa gestiscono da sole l'80% del flusso delle notizie sull'intero pianeta: sono le americane Associated Press e United Press International, la britannica Reuter e la francese France Presse. .. Spesso le realtà più emarginate e le più grandi ingiustizie sociali vengono semplicemente ignorate. Tutta l'informazione prodotta al di fuori del cerchio ristretto delle grandi agenzie di stampa viene soffocata e travolta dai colossi dell'informazione. I protagonisti delle notizie vengono immediatamente espropriati delle informazioni che li riguardano, e immediatamente i fatti vengono raccontati, una volta filtrati dai grandi gestori dell'informazione, senza che coloro che sono parte in causa abbiano la possibilità di esprimersi.

      Tutto ciò può essere combattuto soltanto garantendo una molteplicità delle fonti informative e garantendo a ogni individuo l'accesso a potenti canali comunicativi attraverso il pieno utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione. La concentrazione di grandi gruppi editoriali, televisivi e mass-mediatici, frutto del cammino inesorabile verso il mercato globale, sta soffocando la piccola editoria, l'autoproduzione letteraria, la stampa locale, le piccole riviste delle associazioni e degli organismi no profit, schiacciati da un "libero" mercato sempre più esigente e competitivo.

      Ogni giorno, nell'indifferenza generale, muoiono riviste, case editrici, piccole radio locali e molte altre forme di espressione editoriale, radiofonica e televisiva che non possono garantire il profitto necessario alla propria sopravvivenza. Questa nuova forma di censura e di limitazione della libertà di stampa, che si nasconde dietro la presunta ineluttabilità delle leggi economiche, è un grave pericolo per la nostra libertà di espressione, per il nostro pluralismo e per la nostra democrazia. I nuovi bavagli alla libertà di stampa, alla libertà giornalistica e alla libertà editoriale passano inosservati alla maggior parte delle persone, e proprio per questo rappresentano una preoccupante minaccia per una società civile distratta.

      .. Tutti devono poter partecipare alle attività dei mezzi di comunicazione, producendo, consultando e rielaborando informazioni, in rete e fuori, senza nessun controllo governativo o commerciale. .. Rifiutiamo qualsiasi legge o normativa che introduca in rete elementi di restrizione o repressione, o che limiti l'utilizzo delle tecnologie telematiche, come è già accaduto per le tecnologie radio, dove un sistema di autorizzazioni e licenze ha di fatto impedito l'accesso diffuso e popolare alle possibilità di cambiamento sociale offerte dalle trasmissioni radio.

      Clicca qui per aderire all'appello.

      DISEGNO DI LEGGE SUI DOMINI ".IT": DELIRIO NORMATIVO O LUCIDA PREMEDITAZIONE?
      di Manlio Cammarata, da Interlex.it

      .. Il testo approvato il 31 gennaio scorso dalla Commissione giustizia del Senato non è solo un progetto per di "burocratizzare" il governo della Rete in Italia, ma soprattutto una specie di colpo di mano contro la libertà dell'internet. Se dovesse passare, costituirebbe un freno molto forte allo sviluppo della società dell'informazione del nostro Paese.

      .. L'articolo 1 [stabilisce] "chi può registrare cosa". .. I primi due commi vietano tutto a tutti, mentre il terzo esclude dal divieto alcuni soggetti. Con il comma 6 si introduce la prima complicazione burocratica (stabilendo che i nomi a dominio devono essere inseriti anche nel registro delle imprese e nel REA, .. tenuti dalle Camere di commercio).

      .. L'articolo 1-bis, .. comma 4, contiene previsioni di eccezionale gravità, [in particolare]: "Il titolare del dominio è l'unico responsabile dei contenuti dei siti consultabili attraverso lo stesso." Errore di principio: il titolare del dominio può non essere l'autore dei contenuti, o questi possono essere immessi al di fuori delle sue possibilità di controllo immediato. .. Secondo la lettera di questa disposizione, tin.it sarebbe "l'unico responsabile" dei contenuti degli innumerevoli siti tizio.tin.it, caio.tin.it eccetera.

      .. In conclusione, queste norme possono avere come unico effetto la fine dei servizi di hosting, la chiusura di tutti gli spazi di discussione, il trasferimento all'estero dei servizi di registrazione dei domini ".it", in sostanza la morte dell'internet in Italia. .. è naturale chiedersi se tutto questo derivi da pura incapacità di legiferare o da un disegno preordinato, volto a mettere sotto stretto controllo la Rete (nei limiti in cui può farlo un singolo Stato). [Sta di fatto che in Italia viene a costituirsi] un solo organismo governativo che decide su tutti gli aspetti dell'uso e dello sviluppo della Rete, dall'individuazione dei registrar all'accreditamento dei mantainer, dalle regole di naming alla sicurezza della rete e dei dati personali, dalle azioni promozionali in proprio o attraverso terzi alla definizione dei protocolli, significa di fatto il commissariamento dell'internet da parte del Governo. ..

      INTERNET CENSURATO
      di Martin Lutero, da OndaQuadra #3

      • eretico.com, [gattibonsai.it,] rotten.com e altri: aumentano i siti chiusi o sotto accusa
      • .. in Germania pensano ad un sistema di monitoraggio dei contenuti web
      • filtri di Stato in Cina, Arabia Saudita, Vietnam, Iran e Città del Vaticano
      • censure sulle opinioni in internet in Malaysia, Cuba, Singapore
      • i newsgroup non sono più supportati da MSN
      • .. la maggiorparte del traffico internet negli USA va su 4 siti
      • in Italia le news che gli utenti internet leggono sono perlopiù quelle messe in rete dai giornali cartacei imbollinati dalle autorità o quelle delle agenzie di stampa finanziate dai soldi pubblici.

      .. Non bastano pochi e isolati paladini del cybermondo libero, ci vuole molto di più, ci vuole una coscienza collettiva. ..

      I 20 PAESI NEMICI DI INTERNET
      di Sergio Cecchini, da Reporter Senza Frontiere

      Quarantacinque paesi controllano l'accesso a Internet - nella maggior parte dei casi attraverso un provider unico di accesso. .. Con la scusa di proteggere gli utenti "dalle idee sovversive" o " di garantire la sicurezza o l'unità del paese", alcuni di questi regimi vietano totalmente ai loro cittadini l'accesso a Internet. Altri governi che controllano il o i provider, usano dei filtri per bloccare i siti pericolosi oppure obbligano ogni utente a registrarsi presso le autorità di governo.

      Per i regimi autoritari, Internet pone un doppio problema: da un lato permette a ogni cittadino di approfittare di una libertà di espressione mai conosciuta in questi paesi e per questo costituisce una minaccia. D'altra parte, Internet è un fattore di crescita economica, grazie soprattutto al commercio elettronico e agli scambi di informazioni tecniche e scientifiche. Cose che spingono alcuni governi a sostenere il suo sviluppo.

      Apparentemente è quest'ultimo aspetto a prevalere, per esempio in Malesia e a Singapore, dove il controllo dei siti giudicati "pericolosi" si rivela molto difficile per le autorità. Inoltre, i naviganti della Rete riescono ad aggirare la censura: criptaggio, "server di anonimato" (che serve per consultare siti vietati o scambiare le email), connessione attraverso linee internazionali, cellulari o satellitari, ecc.

      .. 20 paesi controllano l'accesso [a Internet] totalmente o parzialmente, hanno censurato dei siti o hanno censurato dei naviganti. .. Sono: l'Arabia Saudita, i paesi dell'Asia centrale e del Caucaso (Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan), la Bielorussia, la Birmania, la Cina, la Corea del Nord, Cuba, l'Iraq, l'Iran, la Libia, la Sierra Leone, il Sudan, la Siria, la Tunisia e il Vietnam.

      • Arabia Saudita: .. tutto il traffico transita dai server della Città delle scienze e della tecnologia (organismo pubblico), dotate di un sistema di filtri .. che impediscono l'accesso ai siti che propongono "informazioni contrarie ai valori islamici". Internet è considerato come un "vettore dannoso dell'occidentalizzazione degli animi".

      • Asia centrale e Caucaso: .. in Tagikistan, un solo operatore, Telecom Technologies, di proprietà del governo, fornisce un accesso alla Rete nella sola città di Dushanbe. In Uzbekistan e in Azerbaigian, l'attività degli operatori privati è controllata dal ministero delle Telecomunicazioni, incaricato di controllare le voci critiche del paese. ..

      • Bielorussia: il regime di Alexandre Lukashenko non lascia alcuno spazio di libertà in Internet e l'accesso è fornito da un solo operatore, Belpak, statale.

      • Birmania: la legge sull'informatica del 1996 obbliga ogni proprietario di computer a dichiararne il possesso all'amministrazione. Altrimenti rischia 15 anni di prigione.

      • Cina: tutti gli utenti hanno l'obbligo di registrarsi presso le amministrazioni. Nel gennaio 1999, a Shanghai, il tecnico informatico Lin Hai è stato condannato a due anni di carcere per aver fornito 30mila indirizzi email di utenti cinesi a una rivista online dissidente che ha sede negli Stati Uniti. Il 4 maggio 1999, con l'avvicinarsi del decimo anniversario della strage di Tienanmen, le autorità hanno ordinato la chiusura di 300 cybercafe a Shanghai, con il pretesto che non erano in regola con le autorizzazioni. Nel dicembre 1998 fu bloccato l'acceso al sito della Bbc. Secondo Zangh Weiguo, direttore responsabile del sito in cinese New Century Net (www.ncn.org), le autorità hanno bisogno di almeno due mesi per risalire al server e bloccarlo. Quando ci riescono, i siti cambiano indirizzo. ..

      • Cuba: Internet è controllato come gli altri media. Una decine di agenzie di stampa indipendenti e illegali (come Cubanet e Cuba Free Press) diffondono le loro informazioni telefonando a organizzazioni con sede a Miami, che in seguito le pubblicano sulle loro pagine web. ..

      • Iraq: Baghdad non ha alcun accesso diretto a Internet. ..

      • Iran: la censura in Rete è uguale a quella che colpisce gli altri media e riguarda gli stessi argomenti: sessualità, religione, critica della Repubblica islamica, Israele, Stati Uniti, ecc. A causa dei filtri disposti dalle autorità, l'accesso ad alcuni siti è vietato: gli studenti di medicina non possono collegarsi a pagine web che parlano di anatomia.

      • Libia: il paese non è collegato alla Rete. Il regime mantiene intenzionalmente la popolazioni fuori dai circuiti internazionali dell'informazione. ..

      • Sudan: attraverso Sudanet, unico provider di accesso statale (rudimentale), lo Stato controlla tutte le connessioni alla Rete.

      • Siria: l'accesso alla Rete è ufficialmente vietato ai privati. Ogni infrazione può essere punita con la prigione. Solo le istituzioni ufficiali possono accedere a Internet tramite il Centro pubblico delle telecomunicazioni.

      • Tunisia: l'Agenzia tunisina Internet (Ati) esercita una tutela sui due provider d'accesso privati, che in realtà sono legati al potere: uno è diretto dalla figlia del presidente Ben Ali e l'altro da una persona vicina all'establishment. I server centrali controllano le connessioni di alcuni utenti. Sul territorio tunisino l'accesso al sito di Amnesty International è bloccato. ..

      LA GRANDE SFIDA ALL'HACKING
      di Martin Lutero, da OndaQuadra #2 18/06/2001

      La nuova legge sull'editoria .. è un altro pezzo di normativa liberticida pensato dalle corporazioni nate nel corso del Fascismo e maturate nel dopoguerra, come l'Ordine dei giornalisti. .. Il tentato suicidio della normativa sui domini, evitato per un soffio dallo scioglimento delle Camere, la lunga operazione lobbystica anti-provider, che ha rinsaldato i grandi a spese dei piccoli, l'approvazione pressoché unanime della legge sull'editoria: sono tutte componenti di un unico atteggiamento che oscilla tra ignoranza e supponenza. Con in più la beffa che la classe politica si autopremia e si autoassolve con tanto maggiore volgarità quanto più plateale è l'errore commesso.

      .. Chi .. chiama Utopia .. la circolazione delle informazioni e delle opinioni veloce, libera, con schemi random e imprendibili, soprattutto incontrollabile .., non ha compreso quali sono le conseguenze di una umanità che possa incontrarsi liberamente nel ciberspazio.

      Oggi la rete non è assediata solo dall'ignoranza di un Legislatore cieco ma anche da Forze dell'Ordine sempre più specializzate nel contrastare il crimine online e sempre meno critiche nei confronti degli abusi che contro la rete si commettono. Abusi ben più gravi, perché compromettono il libero sviluppo della società elettronica. E danneggiano, dunque, tutti.

      La Controriforma reazionaria trae dall'ignoranza fiumi di linfa vitale e il suo cammino è già iniziato. .. Da migliaia di anni .. sono i pochi a decidere per tutti e le applicazioni di Democrazia che fin qui abbiamo visto non hanno fatto altro che complicare le cose, consentendo allo stesso tempo, però, un controllo senza precedenti persino sulla formazione delle opinioni dell'individuo, cioè sulle fondamenta della propria personalità. Praticamente uno stupro.

      Nelle sue potenzialità internet può bucare gli opprimenti bastioni della Controriforma e creare una orizzontalità democratica del tutto inedita sul pianeta. Ma oggi, e dobbiamo esserne consapevoli senza incertezze, la via è già stata sbarrata.

      .. Chiunque non sia un bravo hacker non ha possibilità di rendersi davvero anonimo quando si trova in rete, non ha una vera possibilità di sfuggire a schedature elettroniche connaturate agli attuali protocolli di comunicazione online. Schedature che diventano strumento fertile di caccia e repressione per la Controriforma. .. Oggi "professare liberamente la propria opinione è scavare la propria fossa", parafrasando Sinead O'Connor. Perché ci sono opinioni tollerate in rete o fuori ma ce ne sono altre, molte altre, che se espresse ti mettono invariabilmente nei guai.

      L'OPEN-SOURCE
      da "Latinoamerica" n.74, su OndaQuadra #4 19/11/2001

      .. L'"Open source", ovvero programmi non commerciali più potenti di quelli dei colossi multimiliardari, .. è in pericolo, per diversi motivi. Il primo, e più palese, è la drammatica impreparazione della classe dirigente di fronte al nuovo mezzo. Poi vi è la paura degli oligarchi nei confronti di questa realtà sconosciuta e potenzialmente rivoluzionaria. Infine la natura intrinseca del liberismo che pretende di imporre le proprie leggi e la propria cultura annientando le leggi e le culture altrui. .. La Rete rappresenta oggi lo strumento radicale della libertà di pensiero. Da sempre la produzione e la diffusione delle idee avviene tramite organizzazioni spontanee, informali, "ad-hoc cratiche". La Rete è un ambiente ostile per la cristallizzazione dei ruoli e la burocratizzazione.

      EQUIPARARE L'HACKING AL TERRORISMO?!
      di Antonella Serafini, da Censurati.IT, su OndaQuadra #4, 19/11/2001

      .. Il Governo americano sta spingendo a tavoletta per approvare una legge che equiparerebbe [l'hacking al] terrorismo (inteso come quello serio, che si fa con armi chimiche, batteriologice e nucleari). E si approfitterà del caso dell'abbattimento delle Twin Towers per proporre leggi che in altri momenti avrebbero trovato .. un terreno non fertile. [Ad es. Carnivore, che fu presentato al Congresso "guarda caso" giusto 5 giorni prima dell'attentato - ndJB.]

      «Il 24 settembre, il Dipartimento di Giustizia degli Stati uniti ha reso pubblico il testo dell'ATA (Anti-Terrorism Act, legge anti-terrorismo). Questo decreto, redatto dal DOJ come iniziativa per fronteggiare la minaccia terroristica manifestatasi .. con l'attentato di New York, verrà presentato (approvato?) al Congresso USA ..: insieme a reati come attentati dinamitardi e assassini, vi è la presenza dei reati informatici, accomunati sotto l'infamante etichetta del terrorismo. Hackers, crackers, virus-writers, web-defacers dovranno essere considerati, secondo l'Amministrazione americana, terroristi a tutti gli effetti: modificare una pagina web e schiantare un aereo contro un grattacielo è la stessa cosa. [Invece] gli hackers sono stati, sono e saranno sempre più gli spiriti liberi dell'Era digitale, fautori del mondo libero della Rete, della libera circolazione delle idee e delle informazioni, della collaborazione organica e disinteressata. Non sono gli hackers a sradicare popolazioni, a violentare terre, a costruire armi micidiali. I terroristi e i prepotenti sono altri, sono altrove.» (Tritemius, l'hacker che ha trovato dei bugs nello Shape della Nato, bugs al Credito Cooperativo, alla BBC e in altri importanti siti)

      .. Dopo la legge approvata dal Senato americano sul controllo delle email, vengono seri dubbi sul potere della libertà della rete. Il fatto che molti temono che con internet si perde il monopolio informativo dei media, è provato dalla neonata .. nuova legge sull'editoria, votata all'unanimità. .. Avere un suddito ignorante è molto più facile da gestire di un suddito con delle idee e delle iniziative. E soprattutto, se il popolo-suddito non ha idee, non si rischia l'ammutinamento.

      INTERNET, L'EUROPA RALLENTA
      da Europa.EU.INT

      Uno studio della Commissione Europea teso a verificare il piano "eEurope", mostra un rallentamento sensibile della diffusione di Internet nel Vecchio Continente. Tra i dati resi noti, la crescita molto bassa (appena il 2% da dicembre a giugno 2001) delle connessioni "casalinghe". Svezia e Olanda rimangono i paesi a più alta diffusione dell'accesso, con percentuali che superano il 60%, così come l'Italia resta sotto la media europea (che è pari al 38%) con appena un 30% di famiglie connesse alla rete.

      La petizione contro la nuova legge sull'editoria.

      Ribèllati alla censura di Internet. Infòrmati.